Capitolo 29. M. o N. "Curantur di similibus di Similia."

G.J. Whyte-Melville

aspettandosi di trovarla, come al solito il busied in alcuno aggraziato femminile lavoro. Il suo lavoro fu ammucchiato sul sofà; un libro lei stava leggendo disposizione aperto sulla tavola; i molti fiori che lei ha raggruppato un'ora fa avuto la rugiada su loro ancora. Lui non poteva finire la sua prima lettera senza consultare suo, per lei tenne la sua memoria, la sua coscienza, ed i suoi soldi, solo come lei tenne il suo cuore, così lui corse su-gradini alla sua porta di camera da letto e bussato. Non c'era risposta, e lui andò in. Al primo sguardo lui pensò lei è dovuta svenire, per lei era precipitata sui suoi ginocchia contro un sedia alto-appoggiata, la sua faccia seppellì nei suoi cuscini, ed una mano toccando il tappeto. Lui aveva un occhio rapido, e la svolta di quello grigio mano rigida l'avvertì con una pugnalata di qualche cosa che lui ha rifiutato insistentemente credere. Poi lui l'alzò sul letto dove lei ora posò, e spedì per ogni dottore all'interno di portata.

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