Capitolo 46. Faccia tesoro di Isola

Robert Louis Stevenson

"Ora, Jim", lei disse, "quella chiave." Io sentii nelle sue tasche, uno dopo l'altro. Alcune piccole monete, un ditale, e del filo ed i grandi aghi, un pezzo di bitten di tabacco di treccina via alla fine, il suo burrone col manico storto, una bussola tascabile, ed un scatola di esca sia tutta che loro hanno contenuto, ed io cominciai a disperare. "Forse è rotondo il suo collo", suggerì mia madre. Superando una ripugnanza forte, io lacerai aperto la sua camicia al collo, e appendendo un po' a di rimane certamente, là, sequenza con la quale io tagliai suo proprio burrone, noi trovammo la chiave. A questo trionfo noi fummo riempiti con la speranza ed affrettò disopra senza dilazione alla piccola stanza dove lui aveva dormito così lungo e dove la sua scatola stava in piedi dall'il giorno del suo arrivo. Era come il torace di alcuno altro marinaio sul fuori, il "B iniziale" bruciato sulla cima di lui con un ferro caldo, e gli angoli piuttosto fracassato e rotto come da uso lungo, grezzo.

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