Capitolo 63. Ulteriori Avventure di Giovanotto

Albert Payson Terhune

sordina temè all'allampanato ed ufficiale rosso-baffuto. Giovanotto, leggendo la sua voce come sempre, predisse questo nasale-intonato visitatore aveva detto o fatto qualche cosa per farla infelice. I suoi ruff si arruffarono. Un angolo del suo labbro alzato in qualche cosa che sembrò un sorriso, ma quale non era. E, molto lontano in giù nella sua gola un ringhio nacque. Ma il Padrone avanzò di fronte a sua moglie ed il suo cane, e confrontato il conestabile. Lottando per calma, lui chiese: "Io capisco che Lei ha sparato appena quelli piccoli cuccioli innocui perché un cane che era ammalato, e non rabbioso, accaduto di pizzicarli? E che Lei si è incontrato con qui con un'idea di fare lo stesso cosa a Giovanotto? È che esso?" "Quella è l'idea", Wefers assentito. "Dissi io così, diritto via, come presto come io ottenni qui. Solamente, Lei ha torto circa il cane essere 'ammalato.' Lui era arrabbiato. Aveva rabbia. Io posso dovrebbe sapere. IO--" "Come e perché dovrebbe sapere?" esatto il Padrone, ancora

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